Io resto a casa

Piatti inglesi misti per un pranzo in famiglia

Si dice 'coltivare un hobby' forse perché in realtà è un impegno fisico e mentale
che prendiamo con la parte di noi che più ha bisogno di essere seminata: la creatività.

Se mi sono appassionata tanto di table set vintage è anche grazie alle mie nonne, maestre di arte dell’eleganza applicata ai piccoli gesti spontanei e attenti, della compostezza portata come fiore all’occhiello nei loro caratteri resistenti e sensibili, esempi di buon gusto e di rispetto e amore per ciò che dura una vita, lontano mille miglia da qualsiasi idea di usa e getta. Per loro, allestire la tavola, del quotidiano di un giorno qualsiasi o dello straordinario di uno di festa, era uno modo per dimostrare amore.

Mi sono chiesta come avrei potuto apparecchiare per un compleanno in questo periodo così cupo: sono partita dalla mia grande passione per i piatti inglesi, certa che questa si sarebbe percepita sulla tavola.

Ho scelto i miei piatti inglesi spaiati, quelli che, proprio secondo lo stile di Romantico, registrano momenti in cui li abbiamo acquistati, in un giorno qualsiasi che però, al ricordo, è diventato un giorno speciale.

Li ho abbinati prediligendo lo stile a contrasto: rosso su blu, grigio su verde, seppia su blu. Ho aggiunto qualche pezzo tra quelli ereditati, sicura che sarebbe stato capace di scaldare la tavola grazie ai ricordi che avrebbe fatto affiorare.

E poi anche quelli di cui non ricordo la provenienza, protagonisti di un racconto onirico e ipotetico capace di portare una ventata di favola tra i commensali.

Come tela per questa composizione ho preferito un tessuto Toile de Jouy in tinta ciliegia, qualche candela, per il posto tavola della festeggiata un piccolo bouquet composto dalle mani spontanee del giardino e qualche fiore sparso per ricordare che la primavera è sempre metafora di forza, resistenza, tenacia e rinascita.

Al menù ha pensato Nordfoodovestest, a partire da una selezione di pasta fresca di una azienda famigliare depositaria di una storia carica di amore.
E di bene e di sentimento, mai come in questo periodo sentiamo mancanza, necessità e urgenza.

Prendo a prestito il bel racconto che Nordfoodovestest aveva dedicato al Pastificio bolognese Muzzarelli

“Nell’immediato dopoguerra, Alda e Giuseppe Muzzarelli dal Modenese arrivano a Torino e qui reinventano la loro vita. Portando a Torino la pasta fresca emiliana e aprendo i primi ristoranti, l’idea fin da subito risulta vincente. Il piccolo Achille osserva con occhio attento il lavoro dei genitori, per poi prendere da grande le redini dell’azienda e trasformare il laboratorio di Via San Secondo 69 in un punto di riferimento di grandi chef  e gourmet.

Varcare la soglia del Pastificio – continua ancora Nordfoodovestest nel suo articolo – significa incontrare prima di tutto il sorriso di Cristina e Laura, che con sapienza, attenzione all’innovazione, idee e passione portano avanti la tradizione. E lo fanno in maniera ineccepibile. Una tavolozza di pasta ripiena, tagliatelle, gnocchi, pasta integrale, pasta corta trafilata al bronzo: qui c’è l’imbarazzo della scelta, e in più tutto sa di appena fatto, genuino e incredibilmente buono”.

Dunque vi rimando a Nordfoodovestest per il menù pensato per questo pranzo di famiglia, qui trovate l’articolo.

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