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Topatopera. Scorci di poesia su piastra

Se dovessi convincere un turista a scegliere il Portogallo come meta delle sue vacanze gli mostrerei il palmo della mia mano. Gli racconterei che la sabbia che scivola dalle dita, laggiù, scintilla dei riflessi della luce che si rifrange nei minuscoli frammenti color oro che compongono una ghiaia finissima. Gli direi che molte volte dovrà ripararsi lo sguardo dal sole che qui, a differenza di altrove, sembra che tramonti al rallentatore invadendo anche gli spazi dell’ombra e del buio. Gli consiglierei i cibi da strada, e non soltanto quelli dei ristoranti, perché qui, in mano, si possono gustare vere e proprie delizie: pasteis nata, lupini, pão com chourizo, molluschini e tanto altro. Poi gli direi che il palmo della mano ben aperto può fare da base alla poesia. Immaginando il mio turista titubante gli chiederei il suo palmo e gli appoggerei sopra una delle pedras da calzada che dipinge Tiago, in arte Topatopera.

Sì, il Portogallo, prima di altre cose, è fatto della poesia che viene filtrata dallo sguardo di artisti che qui realizzano oggetti di vero sentimento. Tiago, poco più che trent’anni, dall’anno scorso raccoglie pietre e le dipinge a mano lasciandosi ispirare da un quotidiano insieme semplice e meravglioso.

Nella sua loja a Nazaré tra oggettistica varia, maglieria, liquori tipici, piccole latte di sardine e saponette lusitane spiccano tra gli scaffali le sue pedras da calzada, sampietrini da lui stesso recuperati e dipinti con scene della vita di tutti i giorni come il pescatore che trascina la sua barca a riva, la signora che stende il bucato al sole, gli innamorati che si incontrano all’angolo di una casa.

È proprio la serie di scene raffigurate che dice molto dell’animo dell’artista che le ha pitturate e che molto si avvicina a quello di un poeta. La sua ispirazione proviene dallo sguardo lieve e profondo verso la vita che succede in questo fazzoletto infinito di terra che si affaccia su quell’oceano che vanta le onde più alte del mondo cavalcate da surfisti internazionali.

Poi c’è il cinema di Vasco Santana da cui Tiago distilla fermi immagini rappresentantativi di momenti evocativi, come quello del personaggio ebbro che guarda il lampione illuminato.

Le pietre di Tiago sono esito di studio di prospettive e giochi di luce, il tutto plasmato con la creatività più istintiva e immediata: in alcuni casi le scene si compongono a puzzle accostando o sovrapponendo due o più pietre.

Incredibile immaginare che la poesia così immensa del Portogallo possa sintetizzarsi su pochi centimetri di pietra nelle espressioni così veritiere dei visi e degli sguardi dei personaggi raffigurati.

Parliamo di scorci che diventano miniature, di spazi minuscoli che esprimono l’infinito delle emozioni che sa sviscerare questa terra dove l’oceano ti ingloba e fagocita, dove il vento è capace di spostarti e dove il fado riesce a portarti via.

Tiago con le sue pedras da calzada mostra un po’ tutto questo, con poesia, arte e sguardo acuto e incantato e regala l’impressione che la semplicità, qui, sia un fatto reale degli animi creativi.

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