Décor,  Raccolgo storie

Racconto oggetti, raccolgo storie. La mia vetrina su Depop

Mi sono iscritta su Depop da poco più di un anno e posso dirvi che questo social mi piace davvero molto. Un giorno mi contatta Marzia che vuole acquistare da me. Ci scriviamo, ci raccontiamo un po’ di noi. Pochi giorni dopo il suo acquisto, mi soffermo sui bellissimi capi d’abbigliamento che ha deciso di vendere. Mi innamoro di una pochette di pelle rossa dal design moderno e ricercato. La acquisto e la ricevo il giorno dopo incartata con una cura che soltanto un’amica speciale può dedicare.
Si dice che gli oggetti abbiano un’anima, a me piace pensare che trasmettano sentimento.
Come la sensibilità di chi concede agli oggetti che non usa più una seconda opportunità, una seconda vita.

All-focus

Ed è questo proprio lo spirito di questo blog e della mia vetrina su Depop che mi porta ad avvicinarmi giorno dopo giorno, per hobby (di lavoro sono un editore e una psicologa), al concetto di recupero intelligente e di valorizzazione del passato in un’ottica di condivisione.

Il mio gusto per questo tipo di décor che segue le tracce delle storie che mi piace ricordare, mi porta a selezionare oggetti particolari e dal gusto poetico, pensando che in fondo le case più belle, accoglienti, indimenticabili – e, soprattutto, in cui si sta bene – sono quelle arredate dalla mano distratta, incrinata, imperfetta e spaiata del tempo che ha tramandato oggetti che raccontano la nostra vita e la nostra personalità.

Oggetti per la tavola vintage, di modernariato, liberty (ad esempio, della marca Ginori dell’epoca precedente alla fusione – avvenuta nel 1886 – tra l’azienda Carlo Ginori, nata a Sesto Fiorentino nel 1735, con il gruppo industriale Augusto Richard), piuttosto che una borsetta in argento e un binocolo in avorio da teatro (anni Trenta), o ancora un carnet di ballo in argento datato 1905, intarsiato e serigrafato…

Mi piace pensare che nell’affanno a rincorrere il tempo con l’ansia di rimanere aggiornati e all’avanguardia è bello fermarsi, voltarsi e riconoscere in ciò che è passato, semplice, autentico, l’artefice reale del nostro talento e del nostro sentirci bene.

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