Raccolgo storie

Vetrerie di Empoli. L’anima gentile dei calici

La poesia consiste nel far entrare il mare in un bicchiere.

Italo Calvino

Oggi vi racconto di una famiglia che è riuscita in questa impresa che ha il sapore dell’impossibile: racchiudere l’infinito, la poesia e l’immaginazione in un calice.

Siamo a Milano nel 1936 quando Ugo Parentini e Alfredo Pulidori, dopo aver maturato la propria esperienza nell’arte della soffiatura del vetro a Empoli, loro città natale, decidono con spiccato senso imprenditoriale di aprire un piccolo (ma già allora attraente e sfavillante) negozio a Milano per la vendita al dettaglio dei bicchieri prodotti dalla loro ditta famigliare.
Vetrerie di Empoli, nata per produrre bicchieri dal rinomato vetro verde di Empoli (materiale povero ma lavorato artigianalmente da maestri soffiatori toscani), espressione dell’artigianato artistico italiano degli anni Trenta, la cui storia è tutt’oggi conservata nel Museo del Vetro di Empoli, spicca presto il volo: inaugura un negozio più grande nella prestigiosa Via Verri, centrale via di una Milano in pieno boom economico del dopo Guerra in cui la nobiltà e l’alta borghesia erano solite fare acquisti, per poi negli anni Cinquanta, grazie ai figli di Ugo Parentini, Marisa e Franco, aprire il proprio repertorio a raffinati oggetti in cristallo e porcellana importati dal resto d’Europa, fino a diventare una società per azioni. Oggi il negozio, dopo una fase di passaggio in una sede da sogno dai soffitti affrescati (come viene raccontato sul sito dell’azienda) in via Borgospesso, apre poi le sue vetrine nella poco distante via Montenapoleone, cuore pulsante del quadrilatero d’oro di Milano.
Questa è, in breve, la loro storia lunga quasi un secolo, lodevole e affascinante come solo le imprese famigliari di successo sanno essere nell’evocare segreti e fatiche, rinunce e traguardi nella strada che le ha portate all’affermazione a livello internazionale del proprio marchio.
Il racconto del mio incontro con le Vetrerie di Empoli incomincia invece un lunedì mattina di fine gennaio quando ero a Milano per motivi distributivi e promozionali della mia casa editrice e senza troppo accorgermene mi sono ritrovata catapultata in una favola, come in quel dipinto intitolato “Fiori in una caraffa, bacile in rame con bicchieri e caraffa, frutta, taralli e bottiglie in vetro” (Giacomo Recco, olio su tela, I metà del XVII secolo).

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Non saprei descrivere il senso di attrazione, misto tra fascino e estasi, che ho provato entrando nel negozio. So solo che quando sento che devo scriverne so che già il mio cuore è stato toccato.
Le signore mi accolgono con una gentilezza d’altri tempi, lasciandomi libera di osservare con ammirazione i calici di mille colori esposti in vetrina e sui presentoires all’ingresso.

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Alzo lo sguardo, appendo il mio stupore ai bracci di un lampadario di Murano sceso direttamente dalla Via Lattea, incollo l’emozione alle sfaccettature dei cristalli che sembrano seguirmi come dei cavalieri d’altri tempi quasi come a sedurmi con occhi languidi e luccicanti.

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Rifletto il mio sorriso negli specchi delle vetrine che ospitano calici in cristallo di Saint Louis, di Moser, di Maastricht, servizi di Limoges, piatti Richard Ginori, ceramiche di Faenza, oggettistica di Meissen, soprammobili di Herend, servizi da the di Rosenthal, antiche posate in argento, alzatine di Baccarat, quadri come scenografie, argenti come galassie.

Una vertigine che dà ebrezza. Un giro di carousel nella sceneggiatura di un film d’epoca. Un turbine di vento colorato. Una signora addetta da molti anni alle vendite mi accompagna, come a voler prendermi dolcemente per mano, mi spiega il perché delle varie salette che si susseguono come in un labirinto lineare ma dal fascino ipnotico.

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La produzione di calici soffiati a bocca rappresenta la tradizione delle Vetrerie di Empoli e configura il negozio come 90% monomarca; è il regno delle colorate collezioni, dalla più semplice in cui predomina il solo colore (Collezione Dolce Vita e Arlecchino) a quelle più audaci in stile animalier o materiche come Collezione Capriccio.
La signora si ferma immobile, si avvicina a me e, quasi come a rivelarmi il punto su una mappa dove risiede il tesoro, mi presenta un prototipo.
“La linea Ikebana merita un mondo a sé.  È nata per proporre al cliente infinite combinazioni di calici, allungando o accorciando il gambo, per tavole fantasiose e create ad hoc in base alla serata. Oggi, oltre che per le apparecchiature, lo proponiamo come centrotavola o portacandele” mi spiegherà poi al telefono Ilaria Parentini, proprietaria da toni garbati e modi eleganti quasi come vapori acquei di quell’anima gentile incisa negli anni nelle sfaccettature dei cristalli.

Mi emoziona la passione con cui mi vengono raccontati gli eventi, le conquiste di nuove reti distributive, le partecipazioni a fiere del settore internazionali, le personalizzazioni con loghi e iniziali incise sui vetri secondo le richieste del cliente, la collaborazione negli arredi per eventi e feste ricercate, le tavole apparecchiate per le famiglie nobili, le conquiste di clientele variegate e fedelissime, la scelta di pezzi vintage acquistati dai privati e poi rivenduti, i calici decorati in oro o platino, molati, in vetro o cristallo…

Mi suona il cellulare, devo andare. Anzi, devo tornare sulla terra. Saluto e ringrazio le signore con la promessa di questo articolo. Con un dito sfioro la porta per uscire e mi lascio accarezzare dalla sensazione di sentirmi in quel quadro che ricordo, come in una bolla di vetro che mi ha circondato in un mondo sospeso fatto di trasparenza e leggerezza, ma anche di forza della tradizione che tramanda saperi artigianali che rappresentano nel mondo l’eccellenza italiana di quest’arte del vetro.

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© Vetrerie di Empoli 

Via Monte Napoleone, 22, 20121 Milano

Telefono: 02 7600 8791

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